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CINEMA L’attore Louis Garrel tifa Roma: “Garcia un maestro come Bertolucci”

Louis Garrel

Louis Garrel

Rudi Garcia? E’ come Bernardo Bertolucci. Un grande allenatore è come un grande regista: deve realizzare un buon film sfruttando al meglio le capacità di tutti, senza imporsi, ma imprimendo la propria volontà, la strada da percorrere. Garcia sta realizzando un capolavoro con la Roma così come Bertolucci fa con il suo cinema. Le qualità che hanno in comune? La capacità di fare gruppo e il forte carisma”. Lo ha detto alla Gazzetta.it Louis Garrel, uno degli attori francesi più noti del momento (lo scorso anno a Venezia fece scalpore una sua scena di sesso con Monica Bellucci nel film Un eté brulant). L’ex “cognato” di Carlà Sarkozy (l’attore è stato legato alla sorella Valeria Bruni Tedeschi) è in Italia per promuovere il film Un castello in Italia, raffinata e divertente commedia italo-francese dal 31 ottobre nelle sale dopo la positiva accoglienza al festival di Cannes. “Quando vengo in Italia tifo per la Roma – racconta il giovane divo d’Oltralpe – una volta ho visto una partita di calcio dell’Italia con il mio amico Riccardo Scamarcio e mi voleva far vedere come si giocava a pallone. Lui è molto nazionalista, anche nel calcio. Beh, anche noi francesi lo siamo e se la vogliamo mettere così Rudi Garcia è roba nostra…”

Garrel, il “vostro” Rudi Garcia con le sue otto vittorie di fila e il primato in classifica sta facendo sognare i tifosi della Roma
“Noi francesi siamo caparbi. State certi: non vogliamo arrivare secondi. Poi magari non ci riusciamo a vincere. Ma ci crediamo, siamo carismatici e “abbiamo la capa tosta”. Lui sta imprimendo la sua visione di gioco senza strafare, senza mettersi davanti a tutto. Non è un Mourinho per intenderci, anzi tutto il contrario, ma ha le stesse capacità”.

Ha fatto un esempio importante, lo ha paragonato al premio Oscar Barnardo Bertolucci
“Ho lavorato per oltre un anno con Bertolucci in The Dreamers (era il fratello della bellissima Eva Green, ndr) e ho visto come lavora un maestro. Deve saper sfruttare al meglio le caratteristiche dei suoi attori e saper ascoltare i suoi collaboratori. Deve riuscire a generare un equilibrio perfetto basato su stimoli, fiducia e forza del gruppo. Credo sia quello che stia facendo Garcia. Un bravo allenatore, così come un bravo regista, deve saper rimanere dietro la macchina da presa imprimendo la propria visione. Poi in campo a giocare ci vanno gli attori”.

A proposito di far “giocare gli attori”, lei come interprete si ispira a Zidane, non è vero?
“Adoro Zidane e Messi. Ma non li guardo da tifoso ma da attore. Per lavorare a teatro devi saperti muovere in uno spazio definito. La scena è il nostro campo di calcio. E i movimenti di Zidane prima e quelli di Messi oggi mi fanno capire come poter sfruttare al meglio lo spazio. Sembra assurdo ma le assicuro che è così. Pensi che c’è un settore nella tribuna del Parco dei Principi dove trovo sempre un gruppo di attori di teatro miei colleghi. Da noi si usa ispirarsi agli sportivi: Godard ad esempio è un grande appassionato di tennis, così come lo era Ugo Tognazzi. Il tennis è una sfida per eccellenza contro se stessi e l’avversario. Io ammiro anche Nadal, la sua voglia di vincere per me rappresenta un esempio da prendere a modello”.

Il suo PSG oltre ad essere una squadra tra le più forti e sicuramente la più ricca del mondo. Trova immorale il divario tra uno stipendio di un calciatore e un operaio delle Banlieu?
“No. Perché se guardi il calcio da quel punto di vista perdi tutta l’emozione, il sogno. Il calcio a quei livello è irreale, è un business che viaggia su un altro pianeta. Totalmente staccato dalla realtà. Una volta ho conosciuto un calciatore del Paris Saint Germain (Garrel non fa il nome per carineria, ndr) e l’ho visto completamente stralunato, mi sembrava molto solo. La gente voleva salutarlo e lui aveva paura che qualcuno volesse aggredirlo. Accanto a sé aveva soltanto l’agente personale, l’ufficio stampa personale, il manager personale, lo chef personale… e potrei continuare con un’altra quindicina di persone…”.

Garcia però è tanto reale e il quarto scudetto della Roma non sarebbe un capriccio da sceicchi
“Io non mi pronuncio. Dico solo che sono francese, amo il mio Paese e i miei connazionali. E la Roma mi sta tanto simpatica…”.

Fonte: Gazzetta.it