Spadafora: «La serie A dovrà ripartire in sicurezza»

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:46

La ripartenza del campionato di serie A continua ad essere uno degli argomenti più caldi di questo periodo. Le squadre, compatte, hanno deciso che la soluzione migliore è quella di completare il torneo in corso, anche a costo di iniziare a giocare a giugno inoltrato.

Vincenzo Spadafora
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Tuttavia mancano le certezze, è sempre l’emergenza Coronavirus a dettare i tempi della ripresa. Ieri il ministro dello Sport Spadafora ha parlato ai microfoni di “Frontiere”, trasmissione di Raiuno, alla quale ha confermato la sua linea di pensiero. «Abbiamo confermato la roadmap prevista, il 4 maggio sono ripresi gli allenamenti individuali e il protocollo è stato applicato anche ai singoli atleti, nel caso specifico ai calciatori, che devono allenarsi singolarmente e non con la squadra. E poi dal 18 sarà possibile riprendere gli allenamenti di squadra”, ha detto il ministro.

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Il nodo da sciogliere è quello del protocollo medico-scientifico che le squadre dovranno seguire. Perché è chiaro che non si vuole correre alcun rischio. «Sono convinto che entro questa settimana avremo un responso. Il comitato tecnico scientifico aveva qualche perplessità, ma si troverà una soluzione, nonostante ci sia tanto da fare».

Le parole di Spadafora sulla ripartenza della serie A

La speranza che si possa giocare a calcio rimane viva, ma non si possono fare delle previsioni certe. «Metà giugno? Io mi auguro vivamente che riprenda la Serie A e sarebbe surreale il contrario. Dovrà avvenire quando saremo in sicurezza. Molto dipenderà dalle prossime due settimane e da come questa prima riapertura inciderà sul tasso dei contagi».

Ma a chi toccherà la parola decisiva? «La Lega di Serie A si aspetta che sia il Governo a prendere una decisione finale? – conclude Spadafora – Posso capirlo perché è un’assunzione di responsabilità importante. Dovessimo essere costretti a chiudere il calcio ci prenderemmo questa responsabilità e creeremo delle norme apposite per arginare i danni che avrebbero i club».