Como-Roma, espulsione Wesley: ecco perché il VAR poteva intervenire

La doppia ammonizione ai danni del brasiliano continua a far discutere, cosa dice il regolamento

Sconfitta in casa del Como per 2-1, la Roma è scivolata al sesto posto e per lei la corsa alla Champions League si fa sempre più complicata. Protagonista di una prestazione incolore, la squadra giallorossa è stata condannata anche da un’evidente svista arbitrale del solito Davide Massa, autentica bestia nera dei capitolini.

Wesley in azione in Como-Roma
Como-Roma, espulsione Wesley: ecco perché il VAR poteva intervenire (Ansa Foto) – asromalive.it

Sul punteggio di 1-1, al minuto 64 il fischietto d’Imperia ha espulso Wesley per doppia ammonizione per un fallo inesistente del brasiliano su Diao. Un episodio che è stato subito classificato dai moviolisti come errore di Massa.

Come è noto, il VAR non può ancora intervenire sul secondo cartellino giallo, ma a partire dal Mondiale questa regola cambierà. Ma in questo caso specifico, la sala di Lissone avrebbe potuto dire la sua sull’episodio?

La domanda è più che lecita, visto che il protocollo VAR prevede l’intervento anche in caso di scambio d’identità, ossia quando l’arbitro espelle o ammonisce il calciatore sbagliato della squadra che ha commesso l’infrazione.

“Se l’arbitro punisce un’infrazione e poi ammonisce / espelle il calciatore sbagliato, l’identità del reo può essere riesaminata”, si legge sul regolamento ufficiale pubblicato dalla FIGC. Nell’episodio in questione, è evidente da tutte le riprese mostrate in TV che il fallo viene commesso da Rensch e non da Wesley, ma il VAR ha deciso di non intervenire, forse perché Massa avrà confermato di aver visto Wesley entrare da dietro.