Con l’eliminazione dall’Europa League e l’obiettivo Champions molto difficile, la stagione di Gasp rischia il fallimento
A nove giornate dalla fine del campionato e con un’eliminazione agli ottavi di finale in Coppa Italia e di Europa League, la prima stagione di Gian Piero Gasperini rischia di essere una delle più fallimentari degli ultimi anni.

Complice un calendario meno agevole rispetto a Como e Juventus, la Roma ha bisogno di un’impresa per provare ad ottenere la qualificazione in Champions League, ma al di là dei risultati sportivi, a Trigoria verranno analizzati anche alcuni atteggiamenti tenuti da Gasperini nel corso della stagione.
Il tecnico piemontese ha avuto forti divergenze di vedute con Frederic Massara, lo staff medico e lo stesso Claudio Ranieri, principale artefice del suo approdo nella Capitale, ma sono stati anche alcuni comportamenti dell’ex Atalanta a compromettere i piani giallorossi.
Partiamo dal mercato estivo quando, pur di proseguire nella folle corsa ad un calciatore di medio livello come Jadon Sancho, Gasperini ha rifiutato diverse alternative, tra cui quel Jonathan Rowe che ha fatto il bello e il cattivo tempo nelle due sfide europee contro il Bologna.
Un acquisto praticamente concluso da Frederic Massara, ma bocciato da Gasp che alla fine ha preferito rimanere senza rinforzi sulla fascia sinistra, escludendo tuttavia dalla lista UEFA Tommaso Baldanzi, che sarebbe stato molto utile per far rifiatare i titolari.

Titolari che sono poi arrivati esausti al momento clou della stagione. In questi giorni ho letto spesso la frase: “pilastri come Cristante, Mancini e Koné hanno esaurito la benzina”. Ma di chi è la colpa? Del direttore sportivo o di un allenatore che fino a gennaio non ha praticamente mai usato Niccolò Pisilli, caldeggiandone addirittura la cessione, prima di un salvifico ravvedimento sulla via di Damasco?
Numeri alla mano, il centrocampista capitolino fino al 6 gennaio aveva disputato appena 70 minuti in campionato e altrettanti in Europa League fino all’11 dicembre. È andata ancora peggio a Daniele Ghilardi, che fino all’Epifania aveva collezionato la miseria di 39 minuti in Serie A e 90 in Europa fino al 22 gennaio.
Con un Mancini e un Hermoso palesemente fuori condizioni, l’ex Verona è nuovamente sparito dai radar, giocando titolare solamente a Como e Bologna, per sostituire gli squalificati Ndicka e Mancini.
Anche nella gestione degli infortuni, spesso Gasperini ha avuto divergenze di vedute con lo staff medico e la gestione di Manu Koné è stato l’ultimo tema di dibattito, con i medici che predicavano cautela e il mister che ha deciso di rimetterlo titolare contro il Como tre giorni dopo lo stop precauzionale nella trasferta al Dall’Ara e giovedì all’Olimpico. Risultato: nuova lesione muscolare per il francese e stop di almeno un mese.

Tornando al mercato, la fascia sinistra d’attacco è rimasta a lungo senza un padrone anche perché Gasperini a luglio ha bocciato l’acquisto di Samuel Lino, già chiuso da Massara. Sia in estate che a gennaio ha bocciato Jeremie Boga che con i suoi gol è stato l’artefice del sorpasso della Juve sulla Roma. Arrivati nella Capitale su indicazione dell’entourage di Gasperini, Bailey e Zaragoza si sono rivelati due innesti totalmente sbagliati.
Tirando le somme, dunque, sono innegabili le responsabilità della società Roma in toto, dai Friedkin, fino a Ranieri, passando per Massara e lo staff medico, ma anche l’allenatore ci ha messo del suo ed è proprio per questo che la sua conferma sulla panchina giallorossa è in bilico.





