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Roma, Montella: “Zeman? Sono curioso, ma per il bel calcio scelgo il Catania”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:21

Il tecnico della Fiorentina si racconta a repubblica.it

Vincenzo Montella

ASROMA MONTELLA FIORENTINA ZEMAN / ASROMALIVE.IT – Vincenzo Montella, neoallenatore della Fiorentina, si racconta in un’intervista al sito repubblica.it. Ecco le sue parole.

Montella, una proprietà solida, una squadra rivoluzionata alla radice, una città di nuovo entusiasta. Ci sta che lei sia il tecnico più invidiato della serie A.
“La cosa più bella è sentire di nuovo il cuore della gente. C’è una grande fiducia e noi dobbiamo lavorare per ripagarla”.
Fuori dalle sabbie mobili, insomma. Ma perché i Della Valle hanno scelto lei per rilanciare la Fiorentina?
“Forse perché sono giovane”.
E bravo. Considerato l’anno di Catania. E i giovani vanno di moda. In panchina.
“Non solo in panchina. Quando c’è crisi si cerca di tirar fuori idee nuove. Capita nella nazionale di calcio. E nella società in genere”.
Sì, forse. Diciamo che sarebbe bello se fosse davvero così.
“Molte aziende puntano sui giovani. E anche in politica c’è chi ci sta provando”.
Grazie dell’assist: Renzi o Bersani?
Renzi“.
Fifa o Pes?
“Cosa?”.
Alla playstation, Fifa o Pes?
“L’altro giorno mio figlio mi ha detto: papà, se tu sapessi anche giocare alla Playstation saresti un padre perfetto. Ho preso la cosa come un meraviglioso complimento”. 
Senta Montella, ma come fa uno a trasformarsi da grande attaccante ad allenatore molto ricercato nel giro di due o tre anni? Non è che si rischia la crisi di identità?
“No, se ti prepari bene”.
Ci spieghi.
“È che a un certo punto mi sono messo a studiare. Non volevo perdere tempo. Un corso di management, uno di psicologia all’università”.
Ha fatto tutto da solo?
“Sono gli esempi che contano. E per me l’esempio è mio padre, un uomo che parla poco come me ma a ottant’anni fa ancora il falegname. Il fatto che io abbia guadagnato molto bene non gli ha spostato la quotidianità di mezzo metro. Lui è il mio modello. Per questo ho iniziato a costruirmi il futuro prima di smettere col calcio giocato”.
Ma forse un po’ di voglia di pallone addosso resta.
“Sì. Ogni tanto vorrei spogliarmi ed entrare in campo. È un pensiero che dura un lampo, ma ancora c’è. Poi mi ricordo che non avrei il fiato e finisce lì”.
D’altra parte Luca Toni mica è tanto più giovane di lei.
“Vero. Ma lui sta messo meglio di quello che avrei mai immaginato. E per noi sarà un giocatore importante. Quando torni nella città dove sei diventato grande ritrovi l’energia e l’entusiasmo che servono per stupire ancora”. 
A proposito di punte. Se incontrasse Berbatov cosa gli direbbe?
“Che ha sbagliato scelta”.
E se incrocia Marotta?
“Chiederei spiegazioni su quello che è successo quel giorno a Monaco. Ma forse anche no. La Fiorentina mi piace così”.
E riuscire a tenere Jovetic è stato un bel colpo. Ha mai avuto paura di perderlo?
“La possibilità che andasse via c’era, ma lui è un ragazzo intelligente. Un giorno gli ho detto: Stevan, guarda che qui ci divertiamo e questo farà bene anche a te e al tuo futuro. Ma forse già lo aveva capito da solo”.
Aquilani, Pizarro, Borja Valero: i nomi del centrocampo fanno paura. C’è chi parla di Fiorentina alla spagnola. Calcio raffinato. Lei che dice?
“Mi viene da sorridere. Una volta qualcuno ha detto che il mio Catania somigliava al Barcellona. Ma dai… noi vogliamo fare calcio. E divertire”.
E poi?
“Poi vediamo. Questa è una squadra nuova di zecca con giocatori che arrivano da esperienze diverse e da culture differenti. Prima ci integriamo e prima possiamo dimostrare il nostro valore”.
Per lo scudetto tutti dicono Juve.
“L’anno scorso tutti dicevano Milan. Aspettiamo”. 
Possibili belle sorprese, a parte la sua Fiorentina? 
“Mi intriga il Napoli“.
E la Roma di Zeman?
“Sono curioso. Ma se parliamo di bel calcio scommetto sul Catania (il prossimo avversario dei viola, ndr)”.
Montella, dalla nuova Fiorentina a quella nevrotica del passato prossimo. Si ricorda di Rossi che si lancia addosso a Ljajic?
“Certo. Conosco bene Delio Rossi, una persona equilibrata. Quando l’ho visto reagire in quel modo ho pensato che questo mestiere può essere davvero stressante”.
D’altra parte pure lei lanciò una bottiglietta dalle parti di Capello dopo una sostituzione. E se adesso lo facesse un suo giocatore?
“Certe reazioni possono essere segno di orgoglio e voglia di esserci. Per me conta l’impegno, sul resto si può sorvolare”.
Un’ultima cosa. Ma lei ha capito cosa ha spinto i Della Valle a rilanciare sulla Fiorentina?
“Per me è difficile parlare di queste cose. Sono arrivato da poco. So solo che la proprietà mi ha chiesto di lavorare per riconquistare il cuore della gente. E so che quando Andrea Della Valle è entrato nello spogliatoio la prima volta non c’era bisogno di parole. Bastava guardare i suoi occhi per capire che qui si ricominciava a fare davvero sul serio. E questa sarà la mia missione: da ora in poi”. 

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