NAZIONALE De Rossi: “Totti il più forte con cui abbia mai giocato” (VIDEO)

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:09

Daniele De Rossi
Daniele De Rossi
Attraverso il proprio canale Youtube, la FIGC ha diffuso un video in cui Daniele De Rossi risponde alle domande che i tifosi gli hanno posto via Twitter con l’hashtag #AskAzzurri. Queste le dichiarazioni del centrocampista.

Cosa ti ha detto Totti prima della partenza?

«Mi ha detto “io vado in vacanza, tu vai a fare un mese e mezzo di ritiro sotto al sole!”. La classica mattonata che ti dà lui, io sono giovane, lui ha già dato per la Nazionale e si gode le vacanze, speriamo che se le goda perché dobbiamo fare un grande campionato».

Come ci si sente a essere uno degli idoli della Nazionale Italiana?

«È un orgoglio grandissimo, quello che sperano tutti i ragazzini. Ci riusciamo in pochi, a volte mi stupisco di questo»

Che significato ha il numero 16?

«Negli anni scorsi sceglievo il numero che restava libero, ho scelto il 4 in passato, poi si è liberato il 16 l’anno in cui è nata mia figlia, che è nata il 16 luglio. Il 16 è il numero di Roy Keane, uno dei miei idoli… incastri simpatici che mi hanno fatto scegliere questo numero, che non cambierò mai».

Cosa fai per scaricare la tensione prima di entrare in campo?

«In passato ero più scaramantico, ora ascolto musica, in base a come mi gira. Sono poco schematico».

Qual è la tua canzone preferita da ascoltare prima della partita?

«Cambio gusti, ora ascolto Piano Man di Billy Joel, a proposito di scaramanzie finché andrà bene ascolterò questa».

Hai mai pensato di farti crescere la barba ai livelli di Moscardelli?

«No, la barba come Mosca sarebbe un sacrilegio, ce la può avere solo lui, devo stare un gradino sotto. Il livello del Mosca è un livello solo suo (ride, ndr)».

Per il tuo look ti sei ispirato ad Alan di Una Notte da Leoni?

«Qualcuno me lo dice, spero le somiglianze siano soltanto fisiche e non alla personalità. E’ un paragone che mi fa sorridere, è un personaggio mitico”.

Com’è nata l’idea del tatuaggio sul polpaccio?

«E’ un tatuaggio di un amico che giocava a rugby, lui aveva il placcaggio e non il tackle».

Segui l’NBA? Per quale team tifi?

«Seguo molto l’NBA, non ho un vero e proprio tifo, quest’anno ho scelto San Antonio ed è andata bene. Non mi strappo i capelli se perde una squadra rispetto a un’altra».

Ostia è meglio di Copacabana?

«Per me Ostia è meglio di Copacabana e altre cose. A Copacabana non sono mai stato, non sono riuscito ad andarci l’anno scorso e quest’anno dubito che lo farò, è un avversario ostico da battere, ma per noi che siamo di Ostia non c’è niente di più bello di Ostia».

Chi era il tuo mito calcistico da ragazzo?

«Soprattutto quando ho iniziato a fare il centrocampista sono stati i centrocampisti delle varie epoche: Roy Keane, Guardiola, Davids, Gerrard, Lampard, Xavi, Iniesta e lo stesso Pirlo. Da Romanista Voeller, Totti, che nella mia giovinezza era solo un campione da vedere allo stadio, poi è diventato quello che è diventato».

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Qual è il giocatore più forte con cui hai giocato?

«È un giocatore col quale gioco ancora e secondo me è Francesco Totti».

Qual è il giocatore che temi di più nel Mondiale?

«I vari Messi, Neymar sono giocatori che spero di affrontare più avanti, stanno facendo la storia del calcio. Messi riuscirà a vincere un titolo, speriamo non quest’anno».

Chi è il compagno di nazionale a cui sei più legato?

«Andrea Pirlo, perché dividiamo la camera da otto anni ed è diventato oltre che un compagno, un amico. Il nostro legame va al di là del calcio».

Riesci a capire qualche parola in napoletano di Immobile e Insigne quando giocate assieme?

«Immobile e Insigne ogni tanto hanno questo dialetto, ti dicono venti cose in due secondi. Ho giocato con tanti napoletani nelle giovanili, capisco la loro lingua ma in una parola dicono sette frasi e mi tocca riprenderli».

Come fa Prandelli a non sudare con 31 gradi in giacca e cravatta?

«È la cosa che non accetterei se dovessi fare l’allenatore, non riuscirei mai. È una cosa che non gli invidio, nonostante gli invidi il ruolo che ricopre, molto stimolante».

Se non fossi diventato calciatore, cosa ti sarebbe piaciuto fare?

«Avrei fatto qualcosa nel mondo dello sport o nel calcio senza giocarci. Bisognrebbe vedere come sarebbe andata. Magari avrei fatto l’interprete».

Cosa daresti per rivincere un Mondiale?

«Faccio fatica anche a scherzarci. Già giocarlo è incredibile, vincerlo capita una volta sola, rivincerlo sarebbe qualcosa di unico, non so cosa darei ma farò di tutto».