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Monchi si confessa: “Probabile si continui a vendere”. Su Totti, Schick e Mahrez…

Monchi ©Getty Images

NOTIZIE AS ROMA DICHIARAZIONI MONCHI – Il direttore sportivo giallorosso Monchi ha rilasciato un’intervista all’edizione odierna della ‘Gazzetta dello Sport’.

Le sue dichiarazioni

Inizia così…
Quando ho comunicato ad amici e familiari che potevo venire qui la prima cosa che mi hanno detto è ‘Ma sei pazzo?’. No, non lo sono. Ho scelto Roma perché sentivo, e questi primi 6 mesi mi
hanno dato ragione, che qui potevo essere Monchi.

Cosa vuol dire?
Avere un rapporto stretto con lo spogliatoio, per esempio. Io sono un d.s. che ama star vicino a giocatori e tecnico, il contatto aiuta a conoscere le persone. È fondamentale, perché spesso il fallimento di un calciatore è legato alla tristezza o  all’insoddisfazione. Se non gli stai vicino non te ne accorgi.

Su Di Francesco
Ci sono persone che non riesci mai a inquadrare e altre che capisci subito. Eusebio fa parte della seconda categoria: è uno che non si nasconde mai. Non mi ha mai venduto cose che non mi poteva dare. Sottolineo tre qualità: la conoscenza della Roma, l’intensità nel lavoro, lo sguardo sempre dritto negli occhi. Se deve dire una cosa negativa a un giocatore la dice, ma sempre nel modo giusto.

Totti, Schick e Mahrez

Su Totti
Con lui ho un rapporto che all’inizio non avrei mai immaginato potesse essere così stretto, soprattutto considerando che non sono venuto a regalargli una macchina ma a dirgli “arrivederci e grazie”. Poteva succedere di tutto, è andata benissimo. E ha fatto più lui di me. Dall’1 al 10 alla nostra relazione do un 11. Ho trovato una persona vicina, affettuosa. Dopo 27 anni sulla stessa strada non è facile cambiarla. Il club è stato intelligente nel dargli spazio e tempo necessari. Totti poteva impuntarsi, invece ha capito e accettato.

Qual è il bilancio di questi 6 mesi?
Sapevamo che sarebbe stato un anno particolare. Tanta gente nuova, compreso un ds non italiano. La prospettiva era complicata, ora possiamo essere molto contenti. Però bisogna essere ambiziosi e pretendere di più. Bisogna trovare la stabilità interna, economica e sportiva, per non dover vendere giocatori, e quella esterna: aspirare a essere una squadra d’élite con continuità, in Italia e in Europa. Diciamo che l’Atletico Madrid è un bello specchio. Può essere che si debba continuare a vendere giocatori, ma senza aver paura: come mi è successo a Siviglia le vendite, se ci saranno, dovranno essere fatte per consolidare la posizione, non per minarla. I tifosi ci devono seguire, ma lo faranno solo se otterremo dei risultati: non vanno allo stadio per applaudire un bilancio. Se chiudo con un attivo di 45 milioni ma non ho vinto nulla, il tifoso non è contento. E io sono qui per vincere, non voglio vendere fumo. Perché non si può parlare di scudetto? Non siamo i favoriti, ma abbiamo il dovere di provarci. Siamo partiti in svantaggio ma pian piano stiamo arrivando al livello di Napoli, Juventus e Inter. Siamo in costruzione, ma alla fine dell’opera l’edificio sarà bello.

Lei ha detto che se un allenatore le chiede una lampada non gli può portare un tavolino. Con Schick come la mettiamo?
«Volevamo un esterno mancino per sostituire Salah. Abbiamo puntato tutto su Mahrez, che non è venuto perché non lo volevano vendere. Non era una scusa mia, hanno detto no anche al Barcellona. Saltato Mahrez ci siamo detti: “Meglio prendere un esterno mancino a qualsiasi costo, anche se non siamo convinti e abbiamo soluzioni interne, o provare a prendere Schick che non è il profilo esatto che cerchiamo ma è un investimento per il club?”. Rinunciare a Schick per mere questioni tattiche sarebbe stato un errore. Un ds deve essere a metà tra tecnico e club».

Mahrez può arrivare a gennaio?
A gennaio non faremo niente. I nostri acquisti devono essere i miglioramenti di Defrel e Ünder, l’arrivo di Schick, il ritorno di Emerson.

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