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Roma, parla l’ex Di Francesco: «Rimpiango le partenze di Strootman e Nainggolan»

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:34

Eusebio Di Francesco è stato l’allenatore della Roma che negli ultimi anni ha conquistato il risultato più importante del club, quella semifinale di Champions League persa poi contro il Liverpool, che ogni tanto torna prepotentemente a galla, nella sezione “rimpianti”.

Roma-Empoli
Di Francesco @ Getty Images

L’ex centrocampista giallorosso è stato intervistato dalla “Gazzetta dello Sport” e ha parlato davvero di tantissimi tempi. Tra i quali anche il momento più difficile, l’esonero arrivato poco più di un anno fa, dopo la partita contro il Porto. «Il calcio è così, legato a episodi: l’esonero è stato un insieme di situazioni al di là dei risultati. C’era un po’ di malcontento che ci ha portato a quell’epilogo. Era un momento particolare, avevamo perso il derby. – rivela – A Oporto siamo stati sfortunati per l’arbitraggio. Meritavamo i quarti. L’anno prima arrivammo in semifinale. In Europa abbiamo fatto il massimo. Resta il dispiacere della sconfitta a Liverpool, in condizioni particolari. Poi all’Olimpico ci siamo fatti gol da soli subito, l’espulsione di El Shaarawy, il salvataggio sulla linea…» ha detto alla rosea.

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Di Francesco però ha parlato anche di alcuni errori commessi durante la programmazione della stagione. «Sono state fatte delle scelte non corrette, a cominciare da quelle che rimpiango più di tutte, le partenze di Strootman e Nainggolan. Strootman è un giocatore straordinario, con la sua partenza abbiamo perso personalità e lo abbiamo pagato in continuità di risultati. Ho il rimpianto di non aver insistito a farlo restare, ho assecondato la sua decisione» sottolinea il tecnico al quotidiano rosa.

E infatti quell’anno la sua Roma non rese per come ci si aspettava: «I risultati altalenanti del secondo anno non ci furono nel primo, nonostante il caos con il mercato di gennaio, Dzeko in bilico, stava per andare al Chelsea. I giovani andavano aspettati, ho dovuto rivedere il sistema di gioco per adattarlo alle caratteristiche di certi giocatori. Ünder è dovuto maturare, Kluivert ha avuto bisogno di tempo. Poi Zaniolo. Tutti mi dicevano che era un ragazzo complicato, io non ho avuto nessun problema con lui, all’inizio alcune volte l’ho ripreso davanti alla squadra ed è diventato il gioiello del calcio italiano».

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