Totti, la rivelazione di mercato e la stoccata: “Sono stato messo da parte”

Totti, l’ex capitano giallorosso ha concesso un’intervista alla Gazzetta dello Sport: “Diverso da Ibra. Io sono stato messo da parte”

Mai banale. Come lo è stato in campo, anche fuori Francesco Totti si dimostra sempre senza peli sulla lingua. Sono passati ormai cinque anni dal ritiro, e l’ex capitano della Roma ha rilasciato un’intervista alla Gazzetta dello Sport, stuzzicato sulla questione relativa a Zlatan Ibrahimovic che è al bivio della sua carriera. Ma, ovviamente, ha parlato anche del suo di addio. Che ancora brucia, e fa male, anche per le modalità con le quali è avvenuto.

Totti
Totti nel giorno del sul addio al calcio ©LaPresse

Tutti i tifosi romanisti ricordano quell’ultima gara contro il Genoa e ricordano quel discorso finale e quel giro di campo bagnato da tante lacrime e da quello striscione “Speravo de morì prima” che ha reso a tutti, se mai ce ne fosse bisogno, di cos’era il capitano per i tifosi. Un addio doloroso, soprattutto per lui, che ha spiegato perché la sua situazione è diversa da quello dello svedese.

Totti: “Potevo anche continuare in Serie A”

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Totti ©LaPresse

“Io sono stato messo da parte – ha detto – e sentivo di poter dare ancora il mio contributo. E se giochi tre minuti, o cinque o dieci ogni tanto diventa uno stillicidio. L’ultimo mio anno non lo auguro al mio peggior nemico”. Una stoccata di quelle forti, anche perché, ha ancora continuato, è stato “logorante, difficilissimo sotto l’aspetto mentale”. Insomma, le ferite ancora sono aperte per quello che poteva essere sicuramente un finale diverso che poteva avere una parola fine anche più in là del tempo, soprattutto “perché non avevo mai avuto particolari infortuni”.

Poi la rivelazione anche sul mercato. Totti avrebbe potuto continuare, sia all’estero che in Italia: “C’erano la Sampdoria, il Bologna e anche il Torino – ha sottolineato – ma con una maglia diversa da quella della Roma non mi sarei mai visto”. Infine, una battuta anche sul futuro e un consiglio a Ibra: “Uno come lui in società per l’impatto che ha lo vorrebbero tutti. Ma si deve stare attenti a non diventare un poster o una bandiera da sventolare quando serve”. E in questo caso ovviamente ha ripercorso anche il suo passato da dirigente. “Le mie idee erano diverse da quelle loro. Ho cercato di calarmi in un ruolo con umiltà e non ho mai preteso di sapere di altre cose oltre il calcio”. Sottolineando infine che nel momento in cui si parlava di calcio si sentiva pronto ovviamente a dire la sua perché ne sapeva abbastanza per “essere ascoltato”. Ma è evidente che così non è mai stato.