Scontri tifosi Roma e Napoli, ex questore: “Ultras patrimonio prezioso, distinguiamoli dai banditi”

Scontri tra ultras sull’autostrada e salvaguardia del tifo: il punto del prefetto Francesco Tagliente su una delle questioni più dibattute di questi ultimi giorni.

Parlare di calcio è sempre cosa piacevole e passionale, a patto che, come in ogni manifestazione sociale del nostro quotidiano, essa rispetti appieno quelle che sono le norme di convivenza civile e di rispetto nei confronti dell’altro. Purtroppo, non poche volte, abbiamo assistito a tristi scenari legati al mondo dello sport ma ben lungi dai valori e dalle finalità che quest’ultimo dovrebbe avere.

Polizia
Polizia ©LaPresse

I riferimenti non possono non rimandarci a quanto accaduto la scorsa domenica, ennesimo e solamente ultimo di tanti episodi che da tempo, quasi storicamente, contraddistinguono frange e spaccate sociali che rattristano e vituperano quello che dovrebbe essere un trionfo di valori, unione e confronto. Come analizzato anche in giornata odierna e in questi giorni della settimana, gli scontri tra ultras del Napoli e della Roma sono destinati ad avere una certa eco anche sul piano legislativo.

La finalità è ovviamente quella di evitare (o comunque porre basi solide per scoraggiare) altri fatti del genere, acuiti in questo caso da un’ostilità calcistica che spesso si è intrecciata con inimicizia calcistica ma che non giustifica in alcun modo i vili comportamenti di cronaca ormai totalmente noti.

Scontri sull’A1 e gestione della sicurezza negli ultimi anni: parola al prefetto

Un po’come accade in qualsiasi manifestazione storica e sociale, per evitare che fatti del passato si riversino nel futuro e si ripetano, serve conoscenza e consapevolezza. Una grossa mano potrebbe giungere dal punto di vista di un esperto di giustizia quale il prefetto Francesco Tagliente.

Scontri A1
Scontri A1 ©AnsaFoto

L’ex Questore di Roma e fondatore dell’Osservatorio sulle manifestazioni sportive ha così parlato ai microfoni di Tv Play di Calciomercato.it

Ho gestito la sicurezza negli anni antecedenti al 2000 e ho visto di tutto e di più. Quel fotogramma sull’autostrada l’ho visto già nel 2008 quando c’erano sedicenti ultras napoletani che inseguivano e tentavano di buttare fuori strada tifosi sedicenti romanisti. In seguito una cinquantina furono fermati e portati alla questura di Firenze, dove io ero questore. Voglio ricordare che noi a Roma, quando io ero questore nel triennio 2010-2012, abbiamo portato cinquemila bambini sugli spalti per un derby serale. Ricordo che abbiamo fatto giocare due derby con i reparti anti-sommossa lontani dallo stadio. Sono state smantellate le barriere dei settori ospiti. Adesso c’è allarmismo perché la situazione si era normalizzata. Per fortuna il sistema di sicurezza è stato tenuto in piedi”. 

“Da soli non si va da nessuna parte”: il commento sugli scontri sull’A1

“Da soli non si va da nessuna parte. Non ha funzionato se gli arrestati per un difetto di legislazione non vengono convalidati ma non sto accusando: quella legislazione è frutto del lavoro del presidente dell’Osservatore dell’epoca, di un gruppo di eccellenti funzionari di polizia, e di eccelsi esponenti del mondo del calcio. Noi abbiamo voluto quella legislazione perché ritenevamo necessario che fosse più forte l’inchiostro del manganello ed evitare che aumentassero le tensioni sociali”.

Francesco Tagliete
Francesco Tagliente ©LaPresse

“L’Osservatorio di Sicurezza è stato istituito perché c’era e c’è la convinzione che nessuno possa ritenersi detentore del monopolio della sicurezza: abbiamo preso i vari anelli della catena del mondo istituzionale e del mondo del calcio, li abbiamo messi insieme e abbiamo formato l’Osservatorio per prendere decisioni condivise. E’ stato un momento bello e forte che ha inciso in maniera determinante per restituire lo stadio alle famiglie”. 

“Sono fatti fisiologici in un periodo lungo di attività. Nessuno immaginava di ritrovarsi nel 2023 con 300 persone e un centinaio della fazione opposta che si davano appuntamento per scontrarsi ad un casello autostradale. Meno male erano stati predisposti i servizi. Forse se avessero avuto cognizione prima di come si stavano organizzando sarebbe stata adottata altra misura. Ma non possiamo immaginare il rischio zero nella programmazione. La pianificazione c’è stata.  Ora come avviene dopo ogni fatto critico c’è stato un briefing tra tutti gli attori, che sono chiamati a gestire con una maggiore attenzione rispetto al passato. Quello che è accaduto ha fatto drizzare le antenne”.