Alla vigilia della sfida contro il suo passato, l’allenatore giallorosso commenta così il momento giallorosso
In una settimana ricca di tensioni e lotte interne, la Roma ha dovuto preparare una sfida importante e delicata come quella contro l’Atalanta. Una vera e propria bestia nera per i giallorossi, visto che le ultime vittorie risalgono addirittura al primo anno dell’era Mourinho.

Nella conferenza stampa di presentazione, Gian Piero Gasperini prova ad analizzare soprattutto la sfida contro il suo passato, cercando di schivare il più possibile le domande sugli scontri con Claudio Ranieri e con lo staff medico per la gestione degli infortunati. Ecco le parole del tecnico giallorosso.
“L’intervista di venerdì scorso per me è stata una sorpresa incredibile, perché non c’è stato mai un tono diverso tra me e Ranieri. È stata davvero inaspettata, in tanti mesi non avevo mai avuto questa sensazione. Da quel momento in poi io mi sono solamente assicurato di non rispondere e di non creare nessun tipo di danno alla squadra, anche nel rispetto del pubblico che viene allo stadio a vedere una partita importante, dove abbiamo ancora delle chance da giocarsi. La cosa importante è questa. Gradirei parlassimo solamente di questo e quindi da oggi vorrei che si parlasse solamente di calcio”.
“Io ho subito tutto questo impatto mediatico, mio malgrado. L’impatto sulla partita è zero, nessun alibi. Siamo in un percorso vicino al rush finale. La concentrazione è solo sul piano tecnico e della gara e nel tentativo fondamentale di non creare alibi e danni alla squadra e alla gente. Il mio unico obiettivo è questo”.
Sul recupero di Wesley: “A volte è motivo anche di confronto e di discussione interna il recupero. Wesley si sente di poter giocare, effettua scatti e tiri, magari la parte medica considera che ci siano dei rischi, forse giustamente, non lo so. Su questo spesso si creano delle discussioni e dei confronti. Wesley ha una volontà incredibile di giocare, dall’altra parte si frena. Se il medico mi dice di no, io non posso fare nulla, mi sono sempre attenuto alle scelte mediche, non posso forzare queste decisioni. Tutti gli allenatori dipendono dall’ok medico”.
Sulla permanenza alla Roma: “Con queste domande lei crea dei problemi, se le fa piacere parliamo di calcio, se vuole continuare su queste situazioni, ho chiuso, non ne parlo“.
Champions: “Ranieri e la società sono stati chiari sugli obiettivi, io invece ho sempre pensato che con molto poco potevamo arrivare in Champions e quindi ho sempre spinto su quello, per provare a raggiungere l’obiettivo subito, da quando sono arrivato e a gennaio ho sempre pensato a spingere in questa direzione per cercare di migliorare la squadra e non per motivazioni personali. Fino all’emergenza infortuni c’è stato uno standard continuo. Da gennaio in poi è stato un continuo di infortuni. Ho sempre pensato che con un po’ di idee in più avremmo avuto più possibilità, ma questo rientra nella dialettica normale e non ci sono mai stati toni aggressivi con Ranieri“.
“L’Atalanta è una squadra da Champions e se noi la battiamo, sono convinto che meritiamo di giocare la Champions. Juve, Inter, Milan e Napoli sono state sempre un passo un po’ più avanti. Pisilli? Ha reagito bene alla distorsione, vediamo gli ultimi provini”.
Quanto manca per raggiungere quei livelli: “Io ho sempre lavorato per migliorare la squadra con le mie idee di calcio, ho sempre spinto per un certo tipo di giocatori, senza altri secondi fini. Se non ci fossero stati tutti questi infortuni sarebbe stata più agevoli, ma ci proviamo lo stesso e per me l’obiettivo rimane la Champions“.
Su Raffaele Palladino e le tensioni dell’andata: “Raffaele lo conosco da quando ha 17 anni e poi l’ho allenato in Primavera e al Genoa, lui veniva spesso a Bergamo. Credo di essere stato a lungo un riferimento per lui. Le tensioni della gara sono normali, il calcio è calcio è anche giusto che sia così. Avevo degli amici che ci riempivamo delle legnate in campo. Poi tutto deve rientrare nelle leggi dello sport. Io ho lasciato la Champions con un anno di contratto e la società che voleva rinnovare. Io consideravo il ciclo chiuso perché pensavo che non potessi fare di più e sono venuto a Roma perché avevo visto una possibilità straordinaria e sono contento di questa scelta. Sono stato 8 anni al Genoa e 9 anni a Bergamo, evidentemente non sono una persona così brutta. Certo in così tanti anni qualche episodio di scontro ci sono, ma sono molti di più gli episodi positivi. La proprietà non era più Antonio Percassi e ho deciso di cambiare dopo la fine del campionato, altrimenti sarei andato avanti ancora un anno senza il via libera dell’Atalanta”.
“Sono venuto con la convinzione di poter alzare l’asticella rispetto a Bergamo, ritenevo Roma una piazza in cui se riesci a fare bene, hai una gratificazione importantissima. Sono venuto con questo spirito”.
“Siamo due squadre molto simili, all’andata abbiamo sfiorato il gol e dopo abbiamo sofferto la loro pressione. Sono due squadre molto equilibrate. Io son benissimo che quei ragazzi costituiscono un nucleo straordinario e competitivo. Ma anche i miei ragazzi hanno avuto un spirito strepitoso, tutto l’anno. Questi sono gli scontri e i contrasti di cui mi piace parlare. Sono convinto che la gente darà una mano ancora più grande ai nostri giocatori. L’obiettivo ce lo siamo dati io e la squadra. Anche i tifosi devono pensare alla partita, mi dispiace di cosa è successo, perché si dovrebbe pensare solo alla partita”.
“A Roma c’è tutto, soprattutto nella squadra e nell’ambiente esterno. A Bergamo ho potuto fare bene perché il lavoro della società è stato straordinario, il contesto attorno a me era compatto. È stata costruita una squadra forte, dove non c’erano solo dei ragazzi venduti a cifre importantissime e che hanno resa ricca la società, ma anche la capacità di costruire una squadra insieme a me con calciatori tipo Gomez, Toloi, Zapata, Kolasinac, de Roon e simili che poi è stato integrato. C’è stato sempre un nucleo forte, non solo di ragazzini. Una società straordinaria nel vendere e reinvestire, facendo utili. L’anomalia dell’Atalanta è stata fare utili giocando in Europa tutti gli anni. Non solo per merito mio, ma per un club capace di lavorare benissimo e in sintonia con l’allenatore. A un certo punto è venuta un po’ meno, anche perché non c’era più il papà al quale ero più legato”, ha detto prima di lasciare la sala stampa per la commozione.





