Meno accordi verbali e più firme: Roma, è l’ora dei fatti

Dopo Greenwood, Celik: sono già due le beffe subite dai giallorossi in sede di calciomercato

La strategia del temporeggiare di Quinto Fabio Massimo ha portato Roma a vincere la guerra contro Cartagine, ma si sta rivelando a dir poco deleteria per il calciomercato giallorosso. Lo scippo di Zeki Celik da parte della Juventus non ha fatto certo piacere a Gian Piero Gasperini, che ne aveva chiesto la conferma a gran voce, e arriva una decina di giorni dopo il sorpasso definitivo del Fenerbahçe su Greenwood.

Dan e Ryan Friedkin allo stadio Olimpico
Meno accordi verbali e più firme: Roma, è l’ora dei fatti (Ansa Foto) – asromalive.it

Due trattative diverse, non vi è dubbio, ma che hanno in comune cinque paroline che troppo spesso stiamo sentendo in queste prime settimane di mercato: “accordo verbale con la Roma”. Chi detiene la Roma da più di sei anni dovrebbe ormai sapere che quello che conta davvero in sede di trattativa è la firma sul contratto.

Verba volant, scripta manent, dicevano i latini e qui a volare via insieme alle parole sono anche i calciatori, chi a Istanbul e chi a Torino. Se il mancato arrivo di Greenwood è stato giustificato dal gioco al rialzo del padre del calciatore, questa volta lo schiaffo preso con Celik è di quelli da lasciare il segno, anche perché la beffa porta anche la firma di un dirigente mai amato da Gasp: quel Frederic Massara tacciato sempre di essere troppo lento.

La speranza è che la cinquina presa svegli una volta per tutte dal torpore la famiglia Friedkin, perché trasformare gli accordi verbali già raggiunti con Diego Moreira e Nicolò Tresoldi in ulteriori beffe di mercato sarebbe esiziale, oltre che ridicolo. Come lo sarebbe anche non chiudere la trattativa Summerville, in un senso o nell’altro, entro lunedì.

E chissà, in una città in cui sono diventati lenti i vari Tiago Pinto, Florent Ghisolfi e Frederic Massara, forse ci si accorgerà che l’unica costante in questa gestione flemmatica del mercato è proprio la proprietà americana. Ammesso e non concesso che tutte queste intese verbali siano vere, è arrivata l’ora dei fatti.

Qualora fossero invece interpretazioni troppo ottimistiche consegnate alla stampa per far respirare un po’ di positività all’ambiente, beh, allora sarebbe il caso di cambiare narrazione, perché non c’è cosa peggiore di veder sfumare un traguardo inciampando sul rettilineo finale.